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In questa sezione sono riportate
le trame e l'organizzazione di alcuni tra i più celebri balletti di
repertorio con il semplice obbiettivo di dare un incentivo alla conoscenza e
alla diffusione della cultura della danza e dei soggetti da essa prediletti.
Naturalmente la presente non ha l'intenzione di esaurire i contenuti di una
ricerca che può e deve andare oltre le semplici ma pur importanti nozioni
teoriche. Buona lettura e buon divertimento!
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Cenerentola
Il balletto è
ispirato alla celebre fiaba di Perrault. Ci sono la fata buona e le sorellastre cattive ed anche tre
arance che il principe dona alla bellissima e sconosciuta ragazza del ballo
e che Cenerentola a sua volta dona alle sorellastre C'è anche la più la celebre scarpetta di vetro
che Cenerentola perde nella fuga dal palazzo allo scoccare della mezzanotte.
La scarpetta di vetro sarà l'elemento che permetterà al principe di
trovare Cenerentola tra tutte le ragazze del villaggio ma non prima che le
sorellastre le tirino un brutto scherzo cercando di clazare loro a tutti i
costi la delicata scarpetta di vetro. Alla fine, la buona fata riappare per unire i due innamorati che
vivranno felici per sempre.
Le versioni sono state coreografate da Konstantin Sergeyev (Leningrado
1946), Sir Frederick Ashton (Londra, Covent Garden per il Sadler’s Wells
Ballet 1948), Vaslav Orlikowsky (Parigi 1963), Oleg Vinogradov (Novosibirsk
1964), Ben Stevenson (Washington 1970), Maguy Marin (per il Balletto
dell’Opera di Lione 1985), Rudolf Nureyev in chiave hollywoodiana (Opéra de
Paris 1986), Vladimir Vassiliev (per il Balletto del Kremlino, Mosca 1991). La fiaba della Cenerentola, con le musiche di altri compositori, è stata
coreografata da Louis Antoine Duport (Vienna 1813), Julius Reisinger (col
titolo La scarpetta d’argento su musica di W.K Mühldörfer, Mosca, Bolshoi
1871), Marius Petipa (su musica di Baron Schell, Pietroburgo 1893), E. Graeb
(su musica di Johann Strauss, Berlino 1901), Andrée Howard (su musica di
Weber per Ballet Rambert 1935), Mikhail Fokine (su musica di F. d’Erlanger
per i Ballets Russes du Colonel du Basil, Londra 1938), Robert De Warren (su
musica di Johann Strauss per il Northern Ballet Theatre 1979), Peter Darrell
(su musica di Rossini per The Scottish Ballet, Manchester 1979), John
Neumeier (A Cinderella Story per l'Hamburg Ballet 1992).
Sullo stesso soggetto ma con il titolo Aschenbrödel e con la musica di
Johann Strauss II, in parte orchestrata da J. Bayer, il balletto ebbe la sua
prima rappresentazione allo Staatsoper di Berlino il 2 maggio 1901 con la
coreografia di E. Graeb sopra citato
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Don Chisciotte*
Don Chisciotte,
il protagonista della storia è un eccentrico gentiluomo di campagna, è un
appassionato lettore delle storie sui cavalieri erranti medievali e delle
loro gesta eroiche in favore della donna amata. E' innamorato
follemente della sua nobile dama Dulcinea, per la quale combatterà le
sue battaglie. Altro protagonista della storia è Sancho Panza, vicino di casa di Don Chisciotte, un uomo di carattere pratico
e materiale, poco sognatore e molto attento a tutto quello che gli succede
attorno. Per sfuggire alla imbarazzante situazione venutasi a creare dopo il
furto di un pollo Sancho Panza decide di accompagnare Don Chisciotte
nelle sue avventure cavalleresche e di amore, come suo suo scudiero. Kitri figlia
dell'oste Lorenzo, è alla ricerca del suo innamorato, Basilio il barbiere,
che incontra sulla piazza del villaggio. Cominciano a danzare sulla piazza
festeggiando i loro sentimenti ma le loro allegre danze si fermano
bruscamente all'apparire del padre di Kitri, che rinnegando Basilio vuole costringerla a
sposare il ricco e nobile Gamache. Kitri rifiuta. Nel frattempo
sopraggiungono Don Chisciotte e il suo scudiero Sancho, Lorenzo offre loro
ospitalità nella sua locanda. La gente del villaggio continua a danzare
allegramente, prendendo in giro Sancho, finché il padrone non interviene in
suo aiuto. Ammirando Kitri, Don Chisciotte ravvisa in lei l'adorata Dulcinea
e galantemente le offre il braccio per un minuetto. A Gamache - furioso -
non rimane altro che partecipare alle danze. Protetti dalla confusione,
Kitri e Basilio riescono a fuggire. Si rifugiano in un mulino a vento, ma i
guai non giungono mai soli e vengono assaliti
dagli zingari, che però si accorgono subito che i due non possiedono
ricchezze oltre a loro amore e allora indirizzano la loro attenzione su Lorenzo e Gamache. Gli zingari, intanto,
inscenano un pezzo di teatro per marionette nel quale si narra come l'amore
di Kitri e Basilio è contrastato dalle trame del padre della giovane e di
Gamache. Don Chisciotte accorre in aiuto degli oppressi e distrugge il
teatrino. L’attenzione di Don Chisciotte viene però improvvisamente attratta
dal mulino a vento, che la sua fantantasia trasforma in un gigante nemico da
combattere. Ma le pale del mulino lo gettano a terra. Inoltre viene
spaventato dagli zingari, per l'occasione travestiti da mostri, mentre Kitri
e Basilio fuggono nuovamente. In stato di semincoscienza per le ferite
riportate, Don Chisciotte sogna di essere trasportato in un giardino
incantato, come premio por il suo coraggio e la fedeltà dimostrata. La
regina delle Driadi lo ,conduce da Dulcinea, alla quale egli dichiara il suo
amore. Ma la visione svanisce all'improvviso.Kitri e Basilio, rifugiatisi in
una taverna, festeggiano, felici, il loro incontro con gli amici, ma sono
raggiunti da Lorenzo, Gamache, Don Chisciotte e Sancho Panza. Lorenzo è più
che mai deciso a dare sua figlia in sposa a Gamache. Disperato, Basilio
tenta di salvare la situazione con un trucco e simula il suicidio, mentre
Kitri implora l'aiuto di Don Chisciotte. Questi costringe Lorenzo a benedire
i due innamorati, prima che la morte li separi per sempre. Ma appena
ricevuta la sospirata benedizione, Basilio svela l'inganno, rialzandosi più
vivo che mai. Indignato, Gamache sfida a duello Don Chisciotte, che ritiene
responsabile dell’acccaduto, ma ne esce sconfitto. Tra i festeggiamenti e il
gran finale Don Chisciotte e il suo scudiero ripartono in cerca di nuove
avventure.
*La trama è stata gentilmente concessa
da
balletto.net
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Giselle
ATTO I° - In
un villaggio durante la vendemmia
Loys e Giselle si amano, anche se lei crede che lui sia un semplice paesano.
In realtà Loys, camuffato da contadino, è il Duca Albrecht, destinato a
sposare la figlia del Principe di Curlandia, Bathilde. Wilfried, suo amico,
tenta invano di fargli capire che così facendo porterà solo sofferenza alla
povera Giselle.
Hilarion, il guardiacaccia, anch'egli innamorato della fanciulla che fu sua
compagna d'infanzia, dubitando della sincerità di Loys tenta di metterla in
guardia, ma Giselle non lo vuole ascoltare, proprio come non vuole accettare
i consigli della madre Berthe che le proibisce di danzare poiché malata di
cuore.
Berthe racconta la leggenda delle Villi, fanciulle innamorate della danza,
morte a causa del tradimento dei loro promessi prima delle nozze e costrette
a vagare per la foresta alla ricerca di uomini con i quali danzare fino
all'alba.
Un corno annuncia l'arrivo di un corteo di caccia: Hilarion si nasconde e
vede Loys inquieto. Entra allora nella sua casa e trova la spada con lo
stemma che ne attesta l'identità. Il corteo dei cacciatori arriva. E'
guidato dal Principe di Curlandia e accompagnato dalla figlia Bathilde. I
contadini preparano un banchetto e danzano in onore degli ospiti e mentre i
cacciatori si allontanano Bathilde conversa affettuosamente con Giselle, ma
Hilarion richiama i cacciatori e Bathilde, scorgendo Loys lo riconosce come
il suo fidanzato Albrecht e lo comunica a tutti.
Sconvolta dal dolore Giselle impazzisce e muore tra le braccia di Albrecht.
ATTO II° - Nella foresta a mezzanotte
Hilarion, tormentato dai rimorsi, vaga nella foresta pensando a Giselle.
Sente intorno a se una presenza irreale e, spaventato, fugge.
Myrtha, la regina delle Villi chiama le compagne a raccolta e accoglie
Giselle nel loro mondo irreale.
Le Villi, scorto Hilarion, si lanciano al suo inseguimento.
Albrecht, pazzo di dolore, si dispera sulla tomba di Giselle. La fanciulla,
commossa, gli appare e cerca di confortarlo. Poi lo nasconde sentendo
l'avvicinarsi delle Villi che, trovato Hilarion, lo costringono a danzare
fino alla morte.
Anche ad Albrecht tocca la stessa sorte. Invano Giselle scongiura le Villi
di risparmiarlo ma di fronte al loro rifiuto danza con lui sorreggendolo
fino all'alba.
Ai primi raggi del sole che nasce, le Villi scompaiono e, con loro, scompare
Giselle. Albrecht è salvo ma rimarrà solo per sempre.
Se nel 1841 la prima interprete di "Giselle", Carlotta
Grisi, personificò la purezza, la semplicità, l'innocenza, la magia, la
malinconia, la dolcezza, Fanny Essler, ballerina di grande temperamento, che
si cimentò nel ruolo due anni dopo, dette al personaggio un calore umano,
ricco di passionalità e di disperazione spostando l'interesse dall'atmosfera
irreale del II° atto (l'atto bianco) alla tragedia del finale del I° atto.
Il ruolo di Giselle rimane il banco di prova per tutte le più grandi
ballerine proprio per la sua duplicità di impegno: un primo atto che
richiede grande intensità e forza drammatica unite a una forte personalità
mimica ed un secondo atto dove viene privilegiata la bravura tecnica, la
leggerezza, la soavità ed i talenti delle sue due prime interpreti hanno
rappresentato, uniti, il massimo raggiungibile di queste caratteristiche.
Nel ruolo si sono cimentati i più bei nomi del firmamento della danza ma, in
particolare, una pietra miliare rimane l'interpretazione di Tamara Karsavina
con Vaslav Nijinskij nell'edizione del 1910 con i Balletti di Diaghilev e,
per continuare, la Cerrito, la Rosati, la Spessivtseva, la Fonteyn, la
Alonso, la Maximova e, infine, Carla Fracci, la Giselle italiana per
antonomasia: colei che ha costruito la sua luminosa carriera proprio su
questo personaggio che l'ha resa famosa in tutto il mondo per la sua
insuperabile e intensa interpretazione. Un'altra italiana, Alessandra Ferri,
ha raccolto oggi l'eredità della Fracci che continua dopo oltre
centocinquanta anni quella della sua prima interprete Carlotta Grisi e cioè
di far conoscere e amare al pubblico di tutto il mondo la storia d'amore e
di morte più bella e struggente della danza.
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Il lago dei Cigni
Balletto in
quattro atti di Vladimir Petrovic Begicev e Vasil Fedorovic Gelcer
Musica di Piotr Ilich Chaikovskij
Prima coreografia di Julius Wenzel Reisinger 1877
Coreografia originale di Lev Ivanov e Marius Petipa 1895
ATTO I° - L'amore ideale di Sigfried
Nel parco del suo castello il principe Siegfried festeggia il suo
ventunesimo compleanno. Il precettore Wolfgang introduce gli ospiti. La
regina madre entra e rimprovera il figlio amorevolmente comunicandogli che è
ormai giunto il momento di scegliere una fidanzata tra le ragazze che ella
ha invitato alla festa.
Terminati i festeggiamenti Siegfried, rimasto solo, è turbato e pensieroso.
Il precettore cerca di riportarlo alla realtà ma egli continua a sognare il
suo amore ideale.
ATTO II° - Odette
Siegfried va a caccia con gli amici nei pressi del lago. Cigni bianchi
vengono presi di mira dai cacciatori. Il principe, rimasto solo, punta la
sua faretra verso uno splendido cigno bianco che fa da guida agli altri. Il
cigno, che nel frattempo si è trasformato in una fanciulla, gli confida di
essere la principessa Odette trasformata in cigno, come le altre fanciulle,
dal mago Rothbart. L'incantesimo potrà essere spezzato solo il giorno in cui
qualcuno le giurerà eterno amore. Siegfried promette a Odette di salvarla e
la prega di partecipare alla festa durante la quale sceglierà la sua sposa.
Ma Odette non può perchè è un cigno. Il giovane, allora, le giura amore
eterno affermando che non sposerà nessun'altra che lei.
E' giunta l'alba, Rothbart richiama nel lago Odette e le compagne che si
trasformano nuovamente in cigni.
ATTO III° - Odile
Nella sala da ballo del castello iniziano i festeggiamenti. Entrano la
regina madre e Siegfried seguiti da sei damigelle che aspirano alla mano del
principe. Egli però le rifiuta finchè non giunge il barone Rothbart con sua
figlia Odile le cui sembianze sono identiche a quelle di Odette. Siegfried,
soggiogato dalla fanciulla che danza con lui, la chiede in sposa. Rothbart
trionfa per lo spergiuro di Siegfried che, disperato, fugge verso il lago.
ATTO IV° - Uniti per sempre
Sulle rive del lago le fanciulle cigno sono tristi per Odette che piange per
il destino a cui è stata condannata. Giunge Siegfrid che, disperato e
pentito per il tradimento, implora il suo perdono. Odette sta morendo. I due
innamorati si immergono nelle acque del lago, sconvolte dalla tempesta
scatenata da Rothbart, che li sommergono ma i loro spiriti uniti si levano
al di sopra del lago tornato calmo. La prima grande donna-cigno fu Pierina Legnani,
ballerina milanese amatissima dal pubblico russo, che per il suo virtuosismo
tecnico fu una delle preferite di Marius Petipa. Fu lei infatti a introdurre
nel ruolo di Odette i 32 fouettées del III° atto dando sfogio di tutta la
sua abilità tecnica. Altra curiosità: la Legnani ballò la "prima" del "Lago"
(1895) con il famoso, ma ormai anziano, ballerino Pavel Gerdt che non era
più in grado di sostenerla così che Ivanov trasformò il pas de deux del II°
atto in un pas de deux à trois al quale prendeva parte anche l'amico del
principe.
Se il virtuosismo fu la caratterizzazione principale che la Legnani dette al
suo personaggio le étoiles che ricoprirono il ruolo successivamente
privileggiarono in Odile/Odette la bivalenza tecnica intepretativa e
l'espressività. Così Olga Spesivceva, considerata una delle più grandi
ballerine classiche di tutti i tempi ed interprete sublime del "Lago", o la
lunare e armoniosa Anna Pavlova come altre splendide ballerine quali Alicia
Markova e Galina Ulanova e, ancora, Margot Fonteyn, Maja Plisetzkaja,
ironico e furioso cigno nero, Natalia Makarova, cigno candido d'incanto.
Odette dalle braccia che fremono nervose e struggenti e dal capo reclinato o
Odile dai movimenti seducenti e aggressivi rappresentano l'immagine cardine
della storia della danza per il fascino che emana da questa donna-cigno in
perenne metamorfosi. Il "Lago" ha mantenuto così fino ad oggi il più grande
favore popolare in qualsiasi angolo del mondo viene messo in scena grazie
anche alle sue ultime interpreti tra le quali spicca una splendida stella:
Sylvie Guillem.
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La Bella addormentata
Nel 1888 il Principe Vsevolozkij, Sovrintendente dei teatri imperiali di San
Pietroburgo, commissionò a Chaikovskij un grande balletto celebrativo e gli
propose un libretto, da lui stesso composto, tratto dalla fiaba di Charles
Perrault "La bella addormentata", affidando nello stesso tempo la
coreografia e l'intero progetto da mettere in scena a Marius Petipa. Il
grande coreografo non si limitò a redigere la trama del balletto e a
comporre le coreografie ma intervenne con numerose richieste sulla musica
coadiuvato da Chaikovskij che non si sentì per niente sminuito dalla
pressione di Petipa bensì fu ancor più stimolato e fece scorrere con grande
fervore la sua vena melodica secondo le esigenze della composizione
coreografica. La supervisione della produzione però fu di Vsevolozkij che fu
anche l'autore dei bozzetti dei costumi che volle sfarzosissimi così come le
scene affidate a ben cinque scenografi (Ivan Andreev, Michail Bocharov,
Konstantin Ivanov, Henryk Levogt, Matvei Sisk), i quali si ispirarono alle
illustrazioni di Gustav Doré per le favole di Perrault. Le spese per quella
prima edizione furono elevatissime tanto che impegnarono un quarto del
bilancio delle produzioni del Mariinskij del 1890.
Il debutto della "Bella Addormentata", con direttore d'orchestra Riccardo
Drigo, ebbe luogo il 3 gennaio 1890 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo
con l'italiana Carlotta Brianza nel ruolo di Aurora, Pavel Gerdt (il
Principe), Enrico Cecchetti (Carabosse e l'Uccello blu), Marie Petipa,
figlia del coreografo, la Fata dei Lillà (ruolo interpretato allora in forma
mimica e solo dal 1922 sulle punte). Lo spettacolo ebbe un successo
strepitoso e conquistò gli spettatori e la critica. Oggi può definirsi il
monumento, l'apoteosi del balletto perchè la coreografia è costellata da
autentici pezzi di bravura che richiedono una grande abilità virtuosistica e
purissima tecnica accademica: un banco di prova affascinante e temibile per
ogni corpo di ballo.
Versioni successive
Molte versioni si sono succedute a quella di Petipa. In ambito russo quella
moscovita di Alexandre Gorsky (1899), di Lopokov (1922), di Assaf Messerer
(1936), di Jurij Grigorovic (1963). In Occidente il balletto fu presentato
al Teatro Alhambra di Londra il 2 novembre 1921 da Nicholas Serghiev con i
Balletti Russi di Diaghilev col titolo "The Sleeping Princess". Aurora in
quell'edizione fu Olga Spesivzeva e il Principe Pierre Vladimorov. La prima
Aurora, Carlotta Brianza, ormai cinquantaquattrenne, interpretò in quell'occasione
Carabosse. Nel 1955 fu allestita la versione a cura di Mary Skeaping per il
Balletto Reale svedese e nel 1960 fu la volta di quella di Robert Helpmann,
già interprete con Margot Fonteyn di precedenti edizioni di Serghiev, con l'International
Ballet del Marchese de Cuevas. E' del 1966 l'edizione innovatrice di Rudolf
Nureyev con Carla Fracci alla Scala di Milano che, pur rispettando la
coreografia originale di Petipa, apportò delle innovazioni che contemplavano
la duplicazione del ruolo della Fata dei Lillà e l'ampliamento del ruolo del
Principe. A questa si sono succedute quelle di Roland Petit (1990), di
Anthony Dowell (1994) e di Mats Ek (1996) che ambienta la storia ai giorni
nostri trasformando Aurora in un'adolescente ribelle che si punge con l'ago
della siringa utilizzata per la droga ma il bene anche qui come in tutte le
favole trionfa
ATTO I°
Sono passati sedici anni ed è il giorno del compleanno di Aurora.
Catalabutte nota tre vecchie che filano all'esterno del palazzo e ordina che
siano condotte in prigione in quanto dal giorno della maledizione della maga
tutti gli aghi sono stati messi al bando. Il re e la regina, sopraggiunti,
fanno un atto di clemenza in omaggio alla festa della figlia. Inizia la
festa di compleanno, alla quale partecipano quattro principi, pretendenti
alla mano della principessa. Aurora danza con loro accettando la rosa che le
offrono. Giunge una vecchia che le porta in dono un fuso con il quale ella
si punge e cade a terra come morta. La vecchia è la maga Carabosse che
esulta per aver raggiunto il suo scopo ma la Fata dei Lillà per incanto fa
addormentare tutta la corte e circonda la reggia con una fitta foresta.
ATTO II°
Sono trascorsi cento anni. In un bosco si sta svolgendo una battuta di
caccia alla quale partecipa il principe Desiré che, rimasto solo, si aggira
pensoso quando gli appare la Fata dei Lillà che gli racconta la storia della
principessa Aurora. Come in una visione il giovane vede la fanciulla
addormentata e se ne innamora perdutatamente implorando la fata di condurlo
dalla principessa. Il principe giunge nella foresta, entra nel castello
incantato e quando vede la bella addormentata la bacia dolcemente sulla
bocca. Aurora si risveglia e d'incanto tutta la corte riprende a vivere. La
principessa conduce Desirè dal re e dalla regina che benedicono le nozze dei
due innamorati.
ATTO III°
E' il giorno delle nozze di Aurora e Desiré e tutta la corte festeggia gli
sposi. Vengono presentati i doni e si alternano nelle danze i personaggi
delle favole più famose: il Gatto con gli stivali e il Gatto bianco,
Cenerentola e il Principe, l'Uccello Blù e Florina, Capuccetto Rosso e il
Lupo, Pollicino e l'Orco. La festa si conclude con la danza dei due giovani
sposi raggianti per avere coronato il loro sogno d'amore.
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La Sylphide
ATTO I°
La vicenda si svolge in Scozia. Alla vigilia delle sue nozze con Effie, il
giovane James giace addormentato su una poltrona. Gli appare in sogno una
figura eterea che lo contempla e amorevolmente lo bacia. E' la Sylphide. Il
giovane si sveglia turbato ma la fanciulla fatata è scomparsa. Effie, la sua
fidanzata, entra accompagnata dalla madre e dagli invitati. Tra di loro c'è
Gurn, innamorato di lei, e la strega Madge che viene scacciata da James.
Prima di andarsene la vecchia predice ad Effie che non sposerà James ma Gurn.
Rimasto solo James rivede la sua Sylphide che gli confessa il suo amore e
gli chiede di fuggire con lei. Gurn, nascosto, assiste alla scena e corre a
chiamare Effie. James, allora, nasconde la Sylphide sulla poltrona
coprendola con un mantello ma al rientro di Gurn e degli altri sotto il
mantello non c'è più nulla.
Proseguono i festeggiamenti per le nozze imminenti. Tra i giovani presenti
si introduce la Sylphide, visibile solo a James. Ella gli strappa l'anello
di fidanzamento e fugge poi nella foresta. Il giovane, non potendo più
resistere al suo fascino, la segue abbandonando Effie in lacrime.
ATTO II°
Nella foresta, regno delle silfidi, la strega Madge con le sue diaboliche
compagne immerge nel calderone fumante una sciarpa. James, mentre vaga nella
foresta, incontra tra le sue compagne la Sylphide ma lei fugge quando il
giovane tenta di abbracciarla. Effie e Gurn con gli amici desistono dal
cercare il fuggitivo e Madge consiglia a Gurn di corteggiare Effie. Poi dona
a James la sciarpa incantata con la quale potrà conquistare la Sylphide.
Quando il giovane mette la sciarpa intorno al collo della sua amata, questa
perde le ali e muore rendendogli l'anello che gli aveva rubato. James,
sconvolto, sviene mentre la Sylphide viene portata via dalle compagne.
Sullo sfondo passa il corteo di nozze di Gurn ed Effie tra l'esultanza della
strega Madge
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Romeo e Giulietta
ATTO I°
Scena prima - La piazza del mercato
Nella città di Verona le famiglie Capuleti e Montecchi sono divise da una
grande rivalità. Il giovane Romeo Montecchi corteggia Rosalina che si prende
gioco di lui. Nella piazza scoppia una lite tra i giovani delle due
famiglie. Da un lato i Montecchi con a capo Benvolio e dall'altro i Capuleti
capeggiati da Tebaldo. Mercuzio, amico di entrambe le famiglie, cerca,
scherzando, di riportare la calma tra le due fazioni. La disputa termina
all'arrivo del Principe che, temporaneamente, ristabilisce la pace.
Scena seconda - L'anticamera di Giulietta
Giulietta gioca allegramente con la sua nutrice. Entrano i suoi genitori
insieme al cugino Tebaldo e al giovane Paride che sarà lo sposo che loro
hanno scelto per lei. Paride dona a Giulietta un abito da sposa.
Scena terza - Davanti alla casa dei Capuleti
A casa Capuleti è iniziata la festa di fidanzamento. Romeo, che segue
Rosalina, viene nuovamente da lei respinto mentre Mercuzio e gli amici lo
prendono in giro per la sua delusione. Capuleti invita i giovani, che si
sono nel frattempo mascherati, a partecipare alla festa.
Scena quarta - La sala da ballo dei Capuleti
Iniziano le danze. Giulietta fa il suo ingresso insieme a Paride ed esegue
con lui la danza del fidanzamento. Anche Romeo, Mercuzio e Benvolio
partecipano ai festeggiamenti ballando. Improvvisamente Romeo si trova di
fronte a Giulietta. Le loro mani si sfiorano, i loro sguardi rimangono
magicamente attratti. Romeo, però, viene riconosciuto da Tebaldo che
vorrebbe scacciarlo dalla festa ma interviene Capuleti che, rispettoso
dell'ospitalità, consente al giovane di rimanere. La festa prosegue con il
ballo finale.
Scena quinta - Il giardino dei Capuleti
Romeo si è nascosto nel giardino di Giulietta che, intanto, si sta
preparando per la notte. I suoi amici, Mercuzio e Benvolio, lo stanno
cercando ma desistono al sopraggiungere di Tebaldo. Giulietta si affaccia al
balcone. Sta ripensando al giovane sconosciuto che ha incontrato alla festa.
Romeo esce dal suo nascondiglio e le si rivela. I due giovani, ormai
innamorati, si giurano eterno amore.
ATTO II°
Scena prima - La piazza del mercato
Romeo è impaziente di avere notizie da Giulietta. Arriva la nutrice della
fanciulla con una lettera per lui ma Mercuzio e Benvolio la molestano mentre
la folla riempie il mercato. La nutrice riesce a raggiungere Romeo e a
consegnargli la lettera con la quale Giulietta gli comunica che sarà Frate
Lorenzo a celebrare in gran segreto il loro matrimonio quel giorno stesso.
Scena seconda - La cappella
Romeo attende ansiosamente Giulietta nella cappella. Quando la fanciulla
arriva, Frate Lorenzo celebra il loro matrimonio.
Scena terza - La piazza del mercato
Mentre le due fazioni rivali gareggiano nelle danze, giunge Tebaldo che sta
cercando Romeo per sfidarlo in duello. Romeo respinge la sfida e Tebaldo lo
accusa di effeminatezza. Mercuzio, allora, reagisce all'insulto prendendo le
veci dell'amico ma, pur se la sua sfida a Tebaldo è scherzosa, quest'ultimo
lo trafigge a morte. Romeo, alla vista dell'amico morto, impugna la spada e
uccide Tebaldo in duello. Sopraggiungono il Principe e Giulietta che si
dispera per la morte del cugino e per aver appreso che il responsabile del
delitto è suo marito. Romeo viene condannato all'esilio e gli viene ingiunto
di lasciare Verona entro l'indomani mattina.
ATTO III°
Scena prima - La camera da letto di Giulietta
I genitori di Giulietta stanno discutendo con Paride i preparativi del
matrimonio mentre la fanciulla è nella sua stanza triste e spaventata.
Durante la notte la raggiunge attraverso la finestra il suo Romeo e i due
giovani trascorrono insieme la loro notte d'amore. E' giunta l'alba. Romeo
deve partire ma Giulietta cerca di trattenerlo. Il giovane, però, è
costretto a lasciarla. Entrano i genitori di Giulietta per annunciare alla
figlia che la mattina seguente si celebrerà il suo matrimonio con Paride.
Scena seconda - La cappella
Giulietta, che si è recata da Frate Lorenzo per consigliarsi, trova nella
cappella Paride. Frate Lorenzo si libera del promesso sposo dicendogli che
Giulietta è venuta da lui per confessarsi. Poi alla giovane consiglia di
bere una pozione che la farà precipitare in uno stato di morte apparente. I
genitori, pensandola morta, la seppelliranno nella cripta mentre lui andrà
ad avvertire Romeo che verrà a prenderla nella notte e la porterà con sè a
Verona dopo che si sarà svegliata.
Scena terza - La camera da letto di Giulietta
Giulietta comunica ai suoi genitori che è pronta a sposare Paride
l'indomani. Rimasta sola si sente combattuta. Non sà se uccidersi con lo
stiletto di Tebaldo per riscattare l'onore della famiglia o bere la pozione
che la ricongiungerà al suo amato. Alla fine decide di bere la pozione.
Scena quarta - L'anticamera di Giulietta
E' mattino. Paride, accompagnato da musici e danzatori, si reca a dare il
buon mattino alla sua promessa sposa. I genitori cercano invano di svegliare
Giulietta e la credono morta. Benvolio parte sconvolto per Mantova per
avvisare Romeo.
Scena quinta - La strada per Mantova
Anche Frate Lorenzo invia un suo emissario da Romeo. Ma l'incaricato, Frate
Giovanni, viene assalito dai banditi, derubato ed ucciso.
Scena sesta - Mantova
Romeo, che non sà della morte di Giulietta, sta sognando la sua amata sposa
quando sopraggiunge Benvolio con la tragica notizia della sua scomparsa.
Sconvolto dal dolore Romeo parte per Verona.
Scena settima - La cripta dei Capuleti
Giulietta è distesa sul marmo della sua tomba. Romeo entra furtivamente e
trova Paride nella cripta. Lo affronta e lo uccide. Poi abbraccia per
l'ultima volta il corpo inanimato della sua sposa e si avvelena. Giulietta
si risveglia lentamente. Ai piedi della tomba vede Romeo morto. Neanche una
stilla del veleno che lo ha ucciso è rimasta sulle labbra del suo sposo che
bacia per l'ultima volta. Allora prende lo stiletto di Romeo e si toglie la
vita
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Petrouchka
Balletto su
musiche del compositore russo Igor Stravinsky. La storia è basata sulle
vicende di una marionetta della migliore tradizione russa di nome Petrouchka
che prende vita e sembianze umane.
La storia è
ambientata nella San Pietroburgo del 1830, durante la fiera della settimana
grassa: che precede un lungo periodo di digiuno osservato in occasione di
una festività religiosa. Le strade del mercato sono affollate da passanti,
artisti di strada, zingare, poliziotti, ecc
Ci sono anche i burattini, o meglio c'è il burattinaio con il suo teatrino
delle marionette intenzionato a dare spettacolo. Il burattinaio
presenta le marionette: Petrushka, la Ballerina e il Moro. Una misteriosa
quanto magnifica magia dà vita ai burattini che si animano, saltano fuori
dal palcoscenico danzando un ballo della tradizione russa tra lo stupore
degli spettatori. Al termine dello spettacolo il burattinaio ripone le
marionette nelle loro casse.
Petrushka
conduce una vita miserabile subendo le angherie e i soprusi del Mago e
soffre per l'amore non corrisposto dalla marionetta Ballerina; Petroushka
dichiara più volte il suo amore alla Ballerina ma sistematicamente viene
respinto anche perchè la Ballerina è innamorata del burattino il Moro ricco
e felice, con il quale ha anche una relazione. Petrushka è deciso a tutto
pur di conquistare la Ballerina e strapparla al Moro, tanto che riesce ad
evadere dalla sua cassa e a piombare in quella del moro dove lo affronta con
coraggio e passione, purtroppo Petrushka deve fare i conti con la scimitarra
del Moro che riesce a metterlo in fuga rendendo vano il tentativo di
conquistare l'amore della Ballerina.
A
questo punto l'attenzione del pubblico torna sul mercato dove frattanto
danze, balli e personaggi curiosi si aggirano e si agitano animando
all'inverosimile l'atmosfera festosa delle strade. All'improvviso con grande
fragore dal teatrino dei burattini esce correndo Petrushka inseguito dal
Moro che brandisce un ascia dopo una breve fuga questi riesce a raggiungere
Petrushka che cade colpito a morte. Accorre la polizia che interroga il
Burattinaio sull'accaduto ma ancora come per magia i burattini tornano ad
essere delle semplici marionette di stoffa e segatura rassicurando folla e
polizia.
Cala la notte e per l'ultima scena del balletto il Burattinaio porta via con
sé la marionetta rotta Petrushka, chiude il teatrino e si allontana. A
questo punto accade il colpo di scena: lo spirito di Petrushka appare sopra
il tetto del teatrino delle marionette...è tornato in spirito per
perseguitare il suo uccisore.
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La Bayadere
Balletto in
quattro atti.
Musica: Léon Minkus
Coreografia: Marius Petipa
Scenografia: K. Ivanov, P. Lambin, O. Allegri, A. Kwapp
Prima
rappresentazione
Pietroburgo, Teatro Marijnsky, 4 febbraio 1877 con interprete Ekaterina
Vazem, Maria Gorshenkova, Lev Ivanov, Pavel Gerdt.
Il balletto, ispirato a Sakuntala di Kalidara, narra
della baiadera Nikia innamorata di Solor che la ama a sua volta ma è stato
promesso a Gamzatti, figlia di un Raja. Gamzatti invia a Nikia un cesto di
fiori in cui è nascosto un serpente velenoso che la morde e la uccide. Solor
allora sogna di incontrare Nikia nel regno delle ombre ma, successivamente,
durante le nozze tra questi e Gamzatti, il tempio crolla seppellendoli sotto
le macerie.
Negli allestimenti successivi l’ultimo atto è stato omesso, anche se nel
repertorio del Kirov figura la versione integrale.
Altre versioni
del balletto sono state coreografate da Rudolf Nureyev (Royal Ballet 1963),
Natalia Makarova (American Ballet Theatre 1974 e versione integrale sempre
per l’American Ballet Theatre 1980).
Una versione precedente, come opera-balletto, dal titolo Le Dieu e la
bayadère, su musica di Daniel Auber (1830) era stata coreografata per
l’Opéra de Paris da Filippo Taglioni.
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prof.ssa
Marzia Recchia
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